IL PELLET

Pellet

 

 

Come abbiamo visto nell’articolo “conto termico 2018”, la scelta della sorgente termica in casa oggi è più conveniente rispetto al passato, sia per un aspetto puramente tecnologico, (le nuove caldaie consumano meno) sia per un aspetto economico, (queste agevolazioni aiutano tutti nella scelta della nuova soluzione termica). Ma, superata la fase dove possiamo usufruire attraverso il conto termico 2018 alle agevolazione messe in campo dal GSE, per sorgenti termiche di nuova generazione, ora passiamo invece al carburante di queste sorgenti termiche, perché anche in questo ambito si può risparmiare a parità di calore prodotto.
Arriva l’inverno, si iniziano ad accendere i riscaldamenti, con il freddo, arrivano anche le legnate delle bollette del gas, spese astronomiche che a fine stagione in alcuni casi supereranno i 2000 euro. Ma non per tutti, qualcuno da diversi anni si è attrezzato diversamente, passando a soluzione termiche diverse. Fra questi, una bella fetta è rappresentata da chi oggi sfrutta il combustibile con le biomasse. O altre forme di riscaldamento che sfruttano il conto termico che ricordiamo, è stato rinnovato anche per l’anno 2018
Più specificatamente in questa sede ci occuperemo di chi utilizza il pellet, e le relative stufe
Ma cerchiamo di capire di cosa si parla.


LA NATURA DEL PELLET


Passiamo a qualche nozione tecnica, la capacità legante della lignina permetta con una apposita lavorazione di un prodotto compatto senza aggiungere sostanze chimiche, il prodotto ottenuto è un combustibile ad alta resa. Questo è quello che comunemente tutti noi conosciamo col nome di Pellet.
Per capirci bene, a parità di volume (ma non di peso) la capacità calorica del pellet e di circa il doppio rispetto al legno.
Se facciamo due conti già si può intuire il tipo di risparmi (in questo caso di spazio) nell’utilizzare pellet anziché legna, ma c’è un ulteriore vantaggio, il pellet non è strettamente legato all’abbattimento dell’albero. Difatti si produce anche con materiali di scarto come ad esempio la segatura o scarti di lavorazione di una falegnameria.
E non finisce neanche qui, basti pensare che i macchinari che producono pellet hanno un consumo di energia pari al 2.7% del valore energetico del prodotto finale, molto al di sotto da quello richiesto per esempio con il metano (15%) o il gasolio (12%)


MA QUAL’E IL PELLET MIGLIORE?


Fra leggende urbane e pseudo specialisti, in realtà esisto dei piccoli accorgimenti per capire di che prodotto si parla.
• Controllare a livello visivo la segatura (pellet sbriciolati) nel sacco di pellet. Se ne trovate in eccesso vuol dire che il materiale tende a sfaldarsi, il che comporterà residuo di cenere in eccesso e non va bene
• Controllare le etichette sui pacchi…E qui ci sono alcune cose che dovete assolutamente conoscere. Il pellet si distingue in 3 classi:

CLASSE A1 Corrispondente alla qualità più elevata caratterizzata da un contenuto di ceneri pari allo 0.7%

CLASSE A2 Qualità media, e un numero di ceneri apri o di poco inferiore all’ 1.2%

CLASSE A3 La più scarsa e poco consigliabile per un utilizzo domestico, con ceneri pari o poco meno del 3.5%Capito questo, ovviamente è FONDAMENTALE una stufa tarata alla perfezione che crei meno residuo possibile, ma non solo, altro importante particolare è che il prodotto si stato lavorato SOLO MECCANICAMENTE e che sia derivato da scarti che non siano stati trattati chimicamente o verniciati. Anche in questo caso, OCCHIO ALL’ETICHETTA. Devono essere indicati anche i metalli tra cui, arsenico, cadmio, piombo.

Infine, ancora sull’etichetta, occhio al contenuto di acqua (che va relazionato al potere termico). Su l’etichetta possiamo troviamo valori del tipo 5,3 kWh/kg ma in realtà, il potere calorifico reale del pellet è attorno ai 4,7-4,8 kWh/kg. Cifre più alte hanno il truce sospetto di essere imprecise e fuorvianti il potere calorifico non può essere calcolato allo stato anidro, ma va misurato per quello specifico pellet con il suo contenuto idrico, mediamente del 6-8%.


CONCLUSIONE


Per ottenere un considerevole risparmio bisogna acquistare un stufa di livello, risparmiare i soldi ora significa pagare poi più spese di gestione/mantenimento. Assicurarci un buon prodotto invece vuol dire “non rimetterci le mani altre volte” che si traduce in risparmio non solo di soldi ma anche di tempo. Per cui accertato che:

La stufa e una stufa di livello.

L’installazione è stata fatta a regola d’arte specie per i fumi. (la regola diciamo non scritta ma consigliabile è per ogni metro verticale puoi fare un metro orizzontale) (esistono installazione che non hanno questo tipo di parallelismo, ma il consigli è sempre quello di rivolgersi a personale specializzato.

Col combustibile non andiamo a sindacare sui centesimi, il pellet deve essere di qualità, le differenze non sono assurde (si parla davvero di centesimi) ma la manutenzione invece della vostra stufa si para di centinaia. Una stufa che mangia pellet di qualità e sicuramente un stufa che darà pochi o zero problemi.

Possibilmente quindi.A1 o al massimo (ma non troppo) A2.I legni migliori per la cronaca sono FAGGIO, ABETE e in genere di latifoglie miste.

 

 

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